CONDANNATA L'ITALIA A STRASBURGO PER MANCATA PROTEZIONE DELLA DONNA

03 Marzo 2017

Un muratore moldavo uccideva il figlio e feriva gravemente la moglie a Remanzacco nel 2013.

Veniva condannato all'ergastolo, che sta scontando in carcere.

La moglie aveva denunciato diverse volte i maltrattamenti subiti dal marito, spesso ubriaco, e  molte volte i vicini di casa avevano chiamato il 113.

La Corte europea dei diritti umani oggi ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere la donna e il figlio dalla violenza del marito.

La sentenza ha stabilito che «non agendo prontamente in seguito a una denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, le autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto, creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che alla fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio».

La Corte ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea dei diritti umani.

I giudici hanno riconosciuto alla donna 30 mila euro per danni morali e 10 mila per le spese legali.

Si tratta della prima condanna dell’Italia da parte della Corte per un reato relativo al fenomeno della violenza domestica.

I giudici hanno rilevato che «la signora Talpis è stata vittima di discriminazione come donna a causa della mancata azione delle autorità, che hanno sottovalutato (e quindi essenzialmente approvato) la violenza in questione».