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A chi spetta l'animale dopo la separazione?

A chi spetta l’animale dopo la separazione?

L’affidamento degli animali domestici: una questione ancora aperta
La separazione o il divorzio non riguarda soltanto le persone: spesso, al centro della contesa, si trovano anche gli animali d’affezione, membri a tutti gli effetti della famiglia.

Tuttavia, nel nostro ordinamento non esiste ancora una norma specifica che disciplini l’affidamento o il diritto di visita degli animali domestici in caso di crisi della coppia.

Il quadro normativo di riferimento
Negli ultimi anni, il legislatore e la giurisprudenza hanno mostrato una crescente sensibilità verso la tutela degli animali:
  • Art. 9 della Costituzione, recentemente modificato, riconosce la tutela degli animali come principio fondamentale, ponendoli sotto la protezione dei pubblici poteri.
  • Dichiarazione universale dei diritti degli animali (1978), art. 6: “ogni animale che l’uomo ha scelto per compagno ha diritto a una durata della vita conforme alla sua naturale longevità”.
  • Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (1987), che ne sottolinea il valore sociale e affettivo.
  • Legge n. 281/1991, “Legge quadro in materia di animali di affezione”, che condanna gli atti di crudeltà, promuove la tutela degli animali e favorisce la corretta convivenza tra uomo e animale.
Queste norme, pur non disciplinando direttamente l’affidamento in caso di separazione, segnano un chiaro superamento della concezione dell’animale come “cosa”.

L’evoluzione della giurisprudenza
Una svolta significativa è arrivata dal Tribunale di Milano (decreto 13 marzo 2013), che ha affermato:
“L’animale non può essere più collocato nell’area semantica delle ‘cose’, ma deve essere riconosciuto come essere senziente.”
Da allora, diversi tribunali hanno adottato orientamenti differenti:
  • Alcuni, come Foggia e Cremona, hanno disposto l’affido condiviso del cane o il diritto di visita dell’ex partner, applicando in via analogica le norme previste per l’affidamento dei figli minori.
  • Altri, come Milano e Como, hanno negato questa possibilità, ritenendo inapplicabili per analogia tali disposizioni.
Il Tribunale di Roma (sent. 15 marzo 2016, n. 5322) ha evidenziato l’assenza di una disciplina unitaria, sottolineando come, in mancanza di norme, i giudici si affidino a valutazioni caso per caso, sempre tenendo conto del benessere dell’animale.
Più di recente, anche il Tribunale di Rovigo (ord. 15 maggio 2025) ha confermato che nel nostro ordinamento manca ancora una norma di riferimento sull’affidamento o il diritto di visita degli animali in caso di separazione o divorzio.

Il principio del benessere dell’animale
Nonostante il vuoto legislativo, la giurisprudenza tende a riconoscere il valore affettivo e relazionale del legame uomo–animale.
Il Tribunale di Sciacca (2019) ha affermato che:
“Il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell’animale stesso.”
In altre parole, l’interesse da tutelare non è solo quello delle persone coinvolte, ma anche quello materiale, spirituale e affettivo dell’animale

Il risarcimento del danno per la perdita dell’animale
Un ulteriore passo avanti si è registrato in tema di risarcimento del danno non patrimoniale.
Il Tribunale di Prato (sent. 25 gennaio 2025, n. 51) ha riconosciuto che la perdita di un animale d’affezione può comportare una lesione della sfera relazionale e affettiva della persona, tutelata dall’art. 2 della Costituzione.
Tale danno, tuttavia, deve essere specificamente allegato e provato, come ribadito anche dalla Cassazione (sent. 22 gennaio 2024, n. 2203).

Il diritto di visita e la prova del legame affettivo
Infine, il diritto di visita non è automatico.
La Cassazione (sent. 24 marzo 2023, n. 8459) ha chiarito che esso può essere riconosciuto solo se sia provata una relazione significativa con l’animale. In mancanza di tale prova, il diritto di visita viene negato, indipendentemente dalla durata o dalla natura della relazione di coppia.

Conclusioni
In assenza di una legge specifica, le decisioni sull’affidamento degli animali da compagnia dipendono ancora dai singoli giudici e dalle circostanze del caso concreto.
Ciò che emerge con chiarezza, però, è il riconoscimento crescente del valore affettivo del rapporto uomo–animale e la necessità di tutelarne il benessere, anche nei momenti più delicati della vita familiare.